Se è porno, non tolgo
Quando il brand decide di adottare i toni più "hot" del termometro della personalità, cosa succede?
“Sex sells”.
Così si diceva. Così qualche persona crede ancora. E così forse ancora è.
Ti dico la mia. Io credo che usare il sesso sia la più banale delle scorciatoie per farsi notare, ma resta pur sempre una scelta di branding. E un brand è liberissimo di scegliere come posizionarsi, sia chiaro.
Nel mio libro, Testi che parlano, ho proposto il termometro del tone of voice con lo spettro dei vari livelli di ToV( strumento di mia invenzione, che forse hai visto da qualche parte senza sapere che fosse farina del mio sacco). Sull’estrema destra ho inserito i toni colorati, come l’ironico e l’aggressivo.
Sotto l’egida dei toni colorati, possiamo comunque trovare altre sfumature che non rientrano pienamente né nell’ironico né nell’aggressivo. L’osé, per esempio, se addirittura non il volgare, è una di quelle. E oggi vorrei parlarti proprio di (una forma di) brand personality osé – tanto non siamo più in fascia protetta.
Bene o male, purché se ne mangi
Roma, Anno Domini 2021: apre Kebhub, il kebabbaro che prende ispirazione dal mondo porno per il suo posizionamento.
Sul profilo Instagram, a dire il vero semideserto, i visual strizzano l’occhio al mood XXX.
Stessa cosa dicasi per i nomi dei kebab – quelli di attori e attrici porno.
Per un buon brand positioning basta solo scegliere una strada disruptive? No, certo che no.
Un buon posizionamento di marca è figlio di una strategia solida, le cui fondamenta sono l’essenza, i valori, il motivo per cui scegliere quel brand.
E restando sempre in ambito food, sono altri i brand che hanno scelto il filone osé per il proprio posizionamento. Un altro che mi viene in mente è Mr. Dick, una catena di pasticcerie sexy che propone waffle a forma di pene o vagina. E qui mi taccio.
Ok il brand name, e tutto ciò che ne consegue – come visual, nomi dei prodotti, copy ammiccanti… –, ma un posizionamento di marca è un lavoro immane. Titanico. Strategico.
Parlo in generale: credere che possa bastare l’effetto ahah, OHHH, WOW o shock per alimentare in modo sano e duraturo la crescita di una marca è un grave errore. Per costruire un brand serve ben più di qualche mattone.
Se per qualcuno la scorciatoia può trasformarsi in autostrada verso il successo, non è detto che valga sempre e non è detto valga per tutti i brand (non mi sto riferendo a nessuno dei due marchi sopraccitati in particolar modo).
Quello che vale sempre, e per tutti, è quanto vedi qui sotto: (la struttura per) un ottimo lavoro di brand building.
Ma adesso, su, a nanna.
Un sorriso,
da me







